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Dal Piacere del Corpo Al Piacere della Mente
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La mia relazione di oggi sarà centrata sul rapporto che si stabilisce nel tempo tra la mente ed il corpo di un bambino .
Ciò che si istituirà tra le due entità : le relazioni positive o le difficoltà che si sprigioneranno , costituirà la parte più importante della struttura di personalità del bambino .
Mente e corpo , infatti , incontreranno nel tempo tanto la propria
“storia naturale “
( esito della filogenesi e dell’ontogenesi ) ,
quanto
“gli interventi esterni “
(prodotti dall’ambiente) .
Attraverso questo continuo rapporto , si determinerà la persona nella sua interezza .
Seguendo questo filo logico si introduce un pensiero attraverso il quale l’imprevedibilità dell’individuo sta proprio nell’enorme numero di variabili che si incontrano nel tempo della storia di un bambino .
Senza la presenza di un bagaglio geneticamente determinato ( sia per ciò che attiene l’hardware che il software ) non vi è possibilità corretta di interazione con l’ambiente ; così come , senza un ambiente significativo in termini di proposte ,non vi è interazione adeguata .
Ma non basta ; la storia di un bambino la si può raccontare sì nell’incontro tra queste entità , ma al di là di un meccanismo bloccato sul concetto di “presenza - assenza “ , la stessa è sottoposta a numerose altre regole .
Tra queste vorrei accennare a quella relativa al concetto di “tempo” .
Questo si definisce come lo spazio temporale nel quale deve accadere l’incontro tra le competenze genetiche e l’ambiente .
Ad esempio è necessario che una serie di items ( Patterns motori , competenze cognitive ) geneticamente specie specifici per una data età del bambino , si incontrino con le ”occasioni ” offerte dall’ambiente al fine di modificare sia le caratteristiche dell’individuo che le sue relazioni con il mondo circostante .
Se l’incontro non avviene per cause esterne ( problematiche relative all’ambiente ) o per impossibilità interne ( deficit dell’hardware , o deficit di software specifici ) , ci accorgiamo che l’individuo si allontana dalla situazione di normalità , trovandosi modificato, non solo in termini di
“ avere meno”,
ma soprattutto di
“essere diverso “ .
Per rendere più esplicito il mio discorso ricorrerei a Spitz ed al suo concetto di “organizzatori primari “.
Cosa rappresentano questi nella storia di un bambino ?
Di fatto sono modificazioni della “ risorsa” - corpo che si rendono espliciti nel loro significato quando si incontrano con l’ambiente ( competenze epigenetiche ).
Ad esempio , nei primi due mesi di vita , il bambino centra le sue attenzioni sul proprio corpo e sulle sensazioni che da esso si sprigionano ( fame , sete , sentirsi pulito o sporco ) ; l’ambiente circostante ( la madre , innanzitutto ) si collegherà a questa realtà utilizzando questi specifici momenti .
E’ il primo sorriso, ad esempio , ( organizzatore primario ) che modifica la qualità della relazione ; dalla prima volta che accade la madre , il padre , i nonni , gli amici solleciteranno attraverso il sorriso un salto di qualità della relazione .
Seppure Spitz abbia descritto con chiarezza che il primo sorriso non è relazionale , sfido qualunque , padre o madre , a rimanere impassibili al primo sorriso del loro figlio e a non giurare sulla Bibbia, Corano o altro che in quel momento non lo sta riconoscendo, non lo sta salutando , e non è felice di relazionare proprio con lui .
Questo non solo accade alle persone “ normali “ , ma anche ai grandi uomini .
Negli anni della mia specializzazione in Neuropsichiatria Infantile a Firenze avevo come professore di Neurologia del primo anno di vita , il Prof. Adriano Milani Comparetti , uno dei numi tutelari della neurologia infantile mondiale .
In quel semestre, proprio mentre ci raccontava di Spitz e dei suoi studi, diventò nonno .
Dopo qualche mese era ormai chiaro che il piccolo aveva riempito la mente, ed il cuore dell’anziano ricercatore ; al primo sorriso annunciò che suo nipote non solo sorrideva ma che era felice di farlo con il nonno in quanto lo aveva riconosciuto .
Un mio collega gli ricordò di Spitz , e Milani , candidamente rispose che avrebbe scritto un articolo su questo evento così eccezionale .
Un altro esempio di organizzatore primario , potrebbe essere quello relativo al concetto di Coccolabilità.
Questo è quel particolare atteggiamento corporeo che si osserva nel neonato per cui , se preso in braccio , assume una postura collegata ed un tono corporeo sintonico con la persona che lo abbraccia .
In questa lunga storia il “ corpo “ assume un’importanza fondamentale .
Per chiarirci meglio , ritengo però necessario provare a dare qualche definizione .
Il corpo a mio avviso può essere definito come una
risorsa
che si delinea attraverso l’analisi di alcune variabili .
Tra le principali ricordiamo
lo spazio ed il tempo .
Se ne vogliamo descrivere alcune caratteristiche , potremmo dire che il corpo :
a) Ha caratteristiche spaziali definite ;
b) E’ capace di muoversi nello spazio ;
c) E’ capace di modificare la velocità dello spostamento .
Possiamo dire , inoltre , che il tempo ne modifica le caratteristiche spaziali .
Fino a qualche anno fa il corpo si caratterizzava soprattutto in funzione del concetto di “presenza “; oggi non più , infatti proprio questa parte di noi stessi è sottoposta ad una serie di modificazioni nell’immaginario collettivo, tendente a farne diminuire l’importanza se non addirittura a farlo scomparire del tutto .
Il concetto di “virtuale “,infatti , più che caratterizzarsi nei termini di “presenza diversa” , ( ma comunque “presenza “) , si sta caratterizzando sempre più , come “ assenza “.
Tornerò successivamente su questo concetto
E la mente come potremmo definirla ?
Filosofi , matematici , psicoanalisti si sono continuamente cimentati in questo sforzo ; vorrei provare a dare una definizione che possa essere la più vicina al nostro quotidiano , cioè , la meno astratta possibile , la più intelligibile da noi che tutti i giorni , o quasi , ci incontriamo con i nostri giovani allievi o i nostri giovani pazienti .
Quando penso alla mente di un bambino , mi viene in mente l’idea di un
“contenitore “ con qualità speciali .
Ebbene sì , il “corpo” visto come
risorsa
( virtuale , quindi )
; la “mente”, invece , come un
oggetto
( reale , quindi ) .
Solo che la risorsa - corpo si definisce attraverso caratteristiche fisiche : spazio , velocità tempo; il contenitore - mente , attraverso la presenza di “ qualità speciali “ che attengono , invece , a caratteristiche astratte .
Ma quali sono le qualità speciali che possiamo assegnare al contenitore mente ?
Ebbene, la definizione di contenitore , da sola , ci porterebbe facilmente a quello di “archivio “, cioè di un luogo in cui le idee sono contenute , catalogate e messe a disposizione .
Ne deriverebbe una definizione statica della mente in cui regole predeterminate governerebbero il sistema ; come esempio vorrei citare un programma tipo Word o Excel dove una volta definite le regole per l’archiviazione : data , autore , argomento …. la ricerca di un file avviene rapidamente .
Invece ,le qualità speciali tra cui ricordiamo la capacità di :
a) Modificare e modificarsi
b) Riplasmare
c) Dimenticare
d) Fare inferenze
e) Mentire
danno alla mente una caratteristica dinamica .
Sicuramente anche queste capacità speciali si muovono nell’interno di un sistema di regole , o di più sistemi , ma contrariamente a logiche strettamente freudiane , penso che non siano soltanto autocorrelate , cioè funzionali a bisogni individuali , ma anche collegate a sistemi più allargati e complessi , che interagiscono fra loro .
Penso cioè che la lotta, che sottostà all’essere in un certo modo anziché in un altro, non sia solo tra Es , Io e SuperIo , ma coinvolga anche regole collegate a gruppi, via via sempre più allargati .
A questo punto vorrei porre una domanda :
“ Cosa succede la prima volta che la mente incontra il corpo ?
Vorrei accennare qui ad un autore, psicoanalista inglese a me molto caro: Bion.
Lui afferma che il bambino , alla nascita , già possiede il concetto di seno, e che ciò sia collegato a quanto trasmessogli dalla filogenesi, in pratica dal risultato delle modificazioni che , nel tempo , hanno reso diverso il suo DNA .
Questo concetto “ a priori” diventa poi un’idea cosciente nel momento in cui il piccolo realizza la sensazione di mancanza o assenza .
In altre parole il bambino realizza di avere questa parte del corpo, e percepisce a cosa gli serve , solo quando collega l’esperienza frustrante della fame alla sua soddisfazione quando viene allattato .
Seguendo lo stesso filo logico penso che il bambino nasca sapendo “ a priori “ di avere un corpo , ma la mente lo incontra quando, dopo la frustrazione del “ non essere capace a , “ incontra il piacere “ dell’essere capace a “ .
L’esperienza del “non essere capace a “si sviluppa mano a mano che il piccolo esce dalla fase autistica normale ed incontra la sua non - onnipotenza; percepisce , cioè il suo bisogno dell’altro ( nello specifico : la madre ) .
Nasce così un incontro continuo , un interscambio tra le due sensazioni : frustrazione e soddisfazione che permettono, determinando sistematicamente un disordine , la ricerca di un nuovo ordine .
Fino ad ora non ho mai citato il termine “sviluppo” del bambino .
Da più parti , infatti , questo concetto è messo in discussione .
Vedrei , invece , le modificazioni del bambino come un continuo rimescolare delle carte, dove il cambiamento diventa, attraverso continue esperienze di separazione - individuazione , frustrazione soddisfazione , l’asse portante , la rotta lungo la strada della vita .
Vorrei in questo modo collegare in maniera sempre più stretta la presenza di nuovi patterns motori alle esperienze della mente .
In altre parole , come fa un bambino a sapere, ad essere cosciente, del fatto che è in grado di camminare ?
Noi tutti sappiamo che la competenza al cammino è esclusivamente geneticamente determinata : non impariamo a camminare per prove ed errori , così come gli uccelli non imparano a volare in questo modo , altrimenti avremmo un numero davvero limitato di uccelli nel nostro pianeta .
Ebbene penso che dalle continue frustrazioni del “volere e non potere “ collegate al piacere dell’”avercela fatta “, nascano le esperienze collegate al corpo ed alla coscienza di possedere coscientemente quel pattern motorio .
In altre parole un pattern motorio geneticamente programmato e non ancora emerso diventa a disposizione dell’io cosciente , nell’incontro tra la frustrazione di una esperienza motoria collegata ad una richiesta della mente : “ho imparato da poco a stare seduto e vorrei andare a prender quel giocattolo” , e la soddisfazione di raggiungerlo camminando a quattro zampe .
Mano a mano che il bambino cresce , conosce il proprio corpo e sperimenta il piacere nell’utilizzarlo , cosi come , in ragione di esperienze negative conosce esperienze di frustrazione legate al corpo stesso .
Ebbene se da una parte , quindi , la frustrazione rappresenta la molla di nuove sperimentazioni ,la stessa può rappresentare la spinta verso un baratro profondo se non è correlata alla capacità di superarla .
Ancora una volta le esperienze dell’ambiente e le capacità dell’individuo si incontrano nel determinare la storia di ogni singolo bambino .
Se piantiamo nella terra il seme di un albero , dopo un po’ assisteremo alla crescita di una piccolo arbusto , in questo primo periodo della sua vita è necessario proteggerlo dalle intemperie , in quanto , pur avendo in sé la caratteristiche di un albero forte , ancora non lo è , e una gelata, una tempesta ,una grandinata può farlo morire .
Così il bambino , che ha tutte le caratteristiche per diventare forte , saggio e sereno , se sottoposto a uno stress, ad una frustrazione troppo forte, non sarà in grado di sopportarla e sceglierà una strada che lo porta all’isolamento alla paralisi del cambiamento , alla patologia neuropsichica .
All’inizio il bambino utilizza il corpo come fonte di piacere per sé quando impara a sperimentare le sensazioni afferenti : succhiare , toccare , afferrare, accarezzare etc ……
Solo successivamente imparerà a conoscere il piacere che procura nell’altro quando lo tocca , lo accarezza ; così come il dolore per se stesso nel farsi male e poi nel farlo agli altri .
Vorrei riprendere a questo punto quanto già accennato precedentemente a proposito del “virtuale “ .
Oggigiorno vi è sempre maggiore difficoltà nell’affrontare la relazione utilizzando il corpo ; mi viene in mente a riguardo quanto detto da R. Misès circa il fatto che tutti oggi sappiamo come non fare figli : anticoncezionali, preservativi , spirale ,etc…… , ma poco insegniamo ai nostri giovani su come si tiene in braccio un neonato , come lo si deve coccolare , come dargli da mangiare .
Prima , quando c’erano molti figli in una casa , la sorella maggiore imparava dalla madre e poi certi meccanismi si passavano da sorella a sorella .
Quante volte incontro oggi madri che hanno difficoltà nell’abbracciare un bambino, o nel coccolarlo quando piange .
Ebbene,devo raccontarvi che in Italia ci sono alcune follie emergenti che riguardano i telefonini cellulari ed Internet.
Entrambi questi strumenti rappresentano una nuova fonte di comunicazione ; grazie al telefonino, ad esempio , ho migliorato la qualità della mia relazione con mia moglie : dato che non la posso vedere dal vivo spesso , allora le telefono , compensando così con la voce , l’assenza del corpo .
Nei giovani adolescenti italiani , non so in Spagna , il telefonino, con la scusa che “ costa troppo” viene usato così : uno squillo = un saluto; due squilli = ti penso .
A volte parte a ritmo serrato una serie di telefonate , sempre rappresentate da ritmi di squilli che nell’interno di un gruppo coincidono a messaggi preordinati .
Non solo “non ti vedo “, ma , tra un po’ , “non ti parlo” nemmeno .
Internet , poi con tutte le “chat”,Netmeeting, etc……… diventa un altro modo , un modo diverso di relazionare .
Anche in questo caso il corpo scompare, e quando i messaggi scritti,pardon digitati sulla tastiera , non bastano…… ecco i fumetti, le maschere ed il gioco dell’assenza , è fatto .
A questa pazzia collettiva non avevo fatto caso , fino a quando un mio amico che abita a 500mt. da casa mia non ha scelto di farsi un E-mail .
Così abbiamo provato a spedirci qualche messaggio .
Abbiamo smesso subito, quando mi sono reso conto che mentre leggevo ,dovevo immaginarlo lì davanti a me , altrimenti quel messaggio diventava solo una sterile sequenza di lettere che chiunque avrebbe potuto inviarmi .
Sono sceso, ho preso la bicicletta e l’ho raggiunto .
Anche con il mio amico Pedro Pablo le cose sono andate così ; prima ci telefonavamo, ed avevo il piacere di ascoltare la sua voce ; certo , siccome i costi sono quello che sono , non ci sentivamo molto spesso .
Ora comunichiamo attraverso le E - mail ; ci diciamo di certo più cose , ma non sento la sua voce , e la sensazione che provo non è la stessa .
In realtà non so dirvi se tutto ciò ci porterà ad un mondo migliore , né appartengo a coloro i quali che ,per paura dell’ignoto , restano legati per forza a ciò che li rassicura di più ; ma dobbiamo prepararci , forse abituarci , al modo che cambia rapidamente ed in cui le regole cambiano sicuramente più in fretta di come vogliamo .
Con il passare del tempo la mente apprende sempre più cose dal corpo e soprattutto che attraverso questo è possibile entrare in relazione con il mondo .
In altre parole , la mente apprenderà a trasformare l’atto motorio ( privo di implicazione relazionale ) , in gesto ( o atto psicomotorio ) e tutto questo si collega , nella normalità , al concetto di piacere - dispiacere .
Nei primi anni della vita non vi è sperimentazione della mente che non si accompagni al corpo ; questo rappresenta un patrimonio imprescindibile per la strutturazione della personalità di un bambino .
Qualunque esperienza significativa nei primi anni di vita si struttura come esperienza corporea ; se prendiamo in considerazione le esperienze di separazione individuazione ( ad esempio la prima deambulazione ) , osserviamo come il corpo, anche in questo evento , si delinei come elemento essenziale .
Infatti il bambino mentre esplora l’ambiente , ne riceve delle sensazioni che elabora e che diventano esperienze a disposizione della mente .
Questa , grazie a quelle “ qualità speciali” di cui dicevo in precedenza, le rende disponibili all’Io cosciente .
Cosa ne farà quest’ultimo , come le utilizzerà, le riplasmerà ,quando e perché le dimenticherà , attiene alla storia di quell’individuo .
Ci sono persone che pur cariche di esperienze positive non le potranno usare , in taluni casi non le vorranno usare .
Altri invece, pur poveri di esperienze positive , le esalteranno e le faranno bastare per una vita sufficientemente serena .
Ma ritorniamo al bambino che attraverso la frustrazione , esalta il suo bisogno di superarla , attraverso l’agito corporeo .
Una volta diventato più grande comincia la sperimentazione nel gruppo dei coetanei ; attraverso il gioco di gruppo , sperimenta infatti , il concetto di condivisione empatica delle emozioni .
Si impara ( o si dovrebbe fare , o meglio si dovrebbe aiutare a fare ) ,come la frustrazione , talvolta, è una esperienza condivisa e almeno in parte condivisibile ; pertanto , se è troppo forte , la si può superare assieme per goderne non più singolarmente , ma in gruppo .
Questo passaggio è molto importante , in quanto prepara una sana adolescenza ed una serena età adulta .
Abbiamo introdotto , di fatto , un passaggio successivo di questa mia relazione che attiene alla domanda su come la mente modifica il rapporto con il corpo con il passare del tempo .
Ebbene , se da una parte il bambino apprende come compiere migliori performances utilizzando la propria “risorsa - corpo “, dall’altra , attraverso le “ qualità speciali “ della propria mente , impara e sperimenta l’uso relazionale dello stesso .
In questo processo non c’è un culmine , un limite oltre il quale non è possibile andare , la sperimentazione è perenne nella normalità .
Il corpo è il vero “portale” della comunicazione , costantemente legato ai concetti di piacere - dispiacere .
Nel tempo , però , il piacere - dispiacere trova anche altre strade per rendersi esplicito ; ciò avviene prevalentemente , quando l’area cognitiva , riesce ad uscire dallo spazio della concretezza ( Piaget direbbe del pensiero operatorio concreto ) , troppo legato all’hic et nunc della sensorialità , e comincia il viaggio nell’area simbolica .
Ecco apparire il piacere legato alla mente, svincolato dal corpo e dalle emozioni che ne provengono .
Risolvere un problema di matematica , fare un bel disegno ,colorarlo , capire concetti filosofici , o produrne degli altri , sono tutti atti mentali che possono essere investiti dalle emozioni collegate al piacere - dispiacere , senza che il corpo ne venga investito .
In realtà , per un bambino , questo è un passaggio difficile , in quanto la storia delle relazioni con l’ambiente , pesa in maniera significativa sulla modalità di scelta dell’investimento .
E’ esperienza comune degli insegnanti della scuola elementare osservare come bambini con difficoltà nell’uso relazionale del proprio corpo , scelgano di investire in maniera compensatoria , sulle attività mentali , risultando sì i primi della classe , ma presentando di contro , forti elementi di patologia psicomotoria come tic o balbuzie o comportamenti disadattanti .
Per chiudere vorrei dire qualcosa sul corpo malato, o , meglio , sul corpo “rubato “ .
Quando il corpo non può esprimersi più come “ risorsa “ , quando invece rappresenta l’ ”occasione mancata” , è sempre fonte di grande sofferenza .
Sia in presenza di un danno motorio , che di un danno cognitivo o di una patologia affettivo - relazionale , si osserva che il corpo non riesce a rappresentarsi più come quel “ motore di ricerca” ( secondo una definizione cara ai navigatori della rete Internet ) indispensabile alla mente per la sua esperienza di cambiamento .
L’uno diventa specchio dell’altro : ad un disordine del corpo corrisponderà sempre un disordine della mente ; così come ad una mente frammentata e divisa , corrisponderà sempre un corpo frazionato ed in pezzi .
La clinica , nel quotidiano , è ricca di esempi : se prendiamo un bambino con ritardo mentale , che oggi riteniamo essere “diverso “ nella organizzazione della mente e non in possesso di un minor numero di competenze ( patologia qualitativa allora e non quantitativa , osserviamo come , anche nell’uso del corpo , il bambino si mostri secondo strategie differenti dal normale .
In questo modo possiamo interpretare la goffaggine, l’impaccio , ma anche la performance isolata dal contesto , l’incapacità di renderla disponibile per l’apprendimento .
Lo stesso accade nel piccolo bambino psicotico , dove l’assenza di una qualsiasi modularità , si esprime corporeamente con modelli di postura o inappropriati rispetto al contesto o comunque senza continuità e fluidità .
L’attenzione sul concetto di patologia inteso come diversità nelle strategie di rapporto tra la mente ed il corpo val la pena di essere sottolineato , in quanto in questo modo ,l’intervento educativo e la riabilitazione si riempiono di significato e di prospettive per un cambiamento .
Nel caso della riabilitazione questa deve mirare a rendere il corpo il più possibile a disposizione della mente e delle sue caratteristiche peculiari .
Sarà l’ambiente, allora : gli insegnanti , i terapisti , che dovrà rappresentarsi come quello spazio di supporto possibile per quella sperimentazione , quel cambiamento , altrimenti impossibile o quanto meno inadeguato .
L’oggetto dell’intervento non è , e non potrebbe essere una qualsiasi lesione , bensì la paralisi : nel movimento , nella comunicazione, nell’uso del pensiero .
La terapia , l’intervento educativo devono diventare uno spazio di condivisione , devono fungere da Io ausiliario capace di “fare con qualcuno e per qualcuno “ e non solo di fare “al posto di qualcuno ”.
Accompagnare una trasformazione e permettere al tempo stesso di essere cambiati dalla trasformazione dell’altro è un compito non semplice , ma , come dice l’eroe in un vecchio film, quando il gioco si duro , i duri cominciano a giocare .
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