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Disagio e Devianza a Taranto n°3
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Presentazione .
Per prima cosa vorrei proporvi alcune riflessioni che focalizzino l’oggetto della nostra chiacchierata .
Per fare questo è necessario definire i due concetti che sono alla base di questa mia relazione : quello di devianza e quello di disagio .
Lo farò , ovviamente , partendo dal mio taglio , dal modo a me caro di affrontare i problemi , che non ha , ovviamente , nessuna supponenza di rappresentare quello più giusto .
Un modo certamente diverso dal vostro , come è giusto che sia , ma che ne ha la medesima dignità .
Il mio tentativo sarà , pertanto ,quello di avvicinarmi al vostro modo di pensare offrendovi una alternativa , un’altra chiave di interpretazione dei fatti e dei pensieri .
Dico questo , perché è certo più facile per me , parlarvi di pensieri che non di fatti ; ma cercherò , comunque di portarvi anche alcuni fatti di clinica , di esperienze della realtà tarantina e di una diversa come quella d Firenze .
Sarebbe più facile , per me , fermarmi a questa analisi , proverò , invece , ad allargarne l’orizzonte entrando nelle relazioni che legano il minore a ciò che lo circonda : la famiglia , la scuola , la società .
La scelta di partire da un’analisi di struttura della personalità dell’individuo nasce da un presupposto di natura teorica , e cioè che più capiremo la normalità di questa : quali i suoi cardini genetici , come questi si integrano nel circuito dell’acquisito , quali i caratteri della plasticità individuale che la contraddistinguono ,come si modificano nel tempo e rispetto ad alcune tappe significative , ebbene , sicuramente più si chiariranno i significati di certe scelte di vita , le storie individuali , le storie di certe famiglie , di certi quartieri , di alcune città , di alcune regioni e , perchè no, di alcuni popoli .
Voglio dire , cioè , che l’analisi dei risultati di un processo è in relazione funzionalmente dinamica con l’esistenza di ogni singolo fattore e con i loro cambiamenti .
Ciò implica , di fatto , che se si vuole incidere in una siffatta realtà , nessuno deve pensare che il suo punto di vista sia privilegiato in assoluto , che abbia più valore in assoluto ; ciò implica invece che in un processo che definiamo dinamico , si alternino alla guida di un cambiamento , molti guidatori , alcuni bravi ad affrontare percorsi ghiacciati, altri bravi a passare i guadi di un torrente in piena , altri bravi nella guida in pista .
L’importante è che questo team lavori insieme per un progetto comune .
Questo , penso , sia lo spirito per cui sono stato invitato qui , e spero di essere all’altezza del compito che mi è stato affidato .
Ebbene ritorniamo al fulcro di questa mia relazione : i concetti di Devianza e di Disagio : spesso entrambi vengono avvicinati ; bisogna dire , però che non sempre una situazione di disagio determina un comportamento disadattante ; mentre un comportamento deviante risponde sempre ad un trigger , un grilletto , espressione di disagio psicologico .
I due concetti , per altro , rispondono ad approcci del tutto diversi :
il Disagio è espressione dell’essere , la devianza è espressione fenotipica di un comportamento .
Ciò implica , ad esempio , che non sempre una situazione di disagio comporta un quadro fenotipico , una espressione comportamentale di devianza .
E’ la seconda volta in poche righe che ripeto questo concetto , ciò per rinforzare l’idea che comportamento e pensiero non sono la stessa cosa e che vi possono essere pensieri che pur essendo estremamente patologici non determinano dei comportamenti altrettanto fuori dalla norma .
Appartiene soltanto al mondo delle barzellette il malato di mente ,lo psicotico, per utilizzare un linguaggio più corretto , che , per essere tale , deve per forza sempre dar fiato a ragionamenti astrusi o avere comportamenti bizzarri .
Più volte nel mio lavoro incontro situazioni di franca patologia accompagnati da comportamenti coerenti ; solo nell’interno di un lavoro terapeutico emergono i pensieri deviati , espressione di un modo di essere più che dell’apparire .
Ritengo che una persona sia psicotica e non abbia una psicosi .
Vorrei fare un esempio .
Alcuni anni fa , a Firenze , ho incontrato una madre che accompagnava nella nostra clinica una ragazza , la figlia , di 14 anni .
Il problema era rappresentato dal fatto che Roberta , questo il nome della piccola , non " amava parlare con gli adulti " .
La madre , nel tentativo di sminuire i problemi della figlia mi raccontava che la stessa era molto docile , un po’ introversa , ma estremanente pulita .
Per descriverla meglio mi diceva " veda dottore , Roberta quando acquista un giornalino , è così pulita che , prima di leggere , passa un panno bagnato nell’alcool su tutte le pagine "; al mio sguardo , ovviamente un po’ sorpreso , la madre continuava " non se l’aspettava , vero ? Dove la trova un’altra così ?
Continuando , poi , sempre nel tentativo di minimizzare , aggiungeva "in fondo dottore in casa noi non parliamo molto , io faccio la spesa al supermercato così non sono costretta a parlare con il fruttivendolo o con il macellaio, e mio marito , poi , non parla molto anche lui , in genere le cose ce le diciamo la mattina , quando lui va in ufficio , in banca , e di là mi telefona".
Roberta , mesi dopo , è poi morta, preda dell’anoressia che le impediva di vivere accettando il suo cambiamento : fisico e della mente . " un’alba , mai diventata giorno " disse la madre al suo funerale .
Un bambino , ancor prima di nascere fisicamente , lo è già nella mente dei suoi genitori , che fantasticano su di lui : sarà maschio o femmina , sarà biondo , sarà moro , avrà gli occhi azzurri o verdi .
Ebbene lui o lei non nasce con delle risposte pre programmate ma si inserisce con delle proposte proprie in un sistema ecologico che muta continuamente in ragione delle esperienze .
Esperienze e pensiero si confrontano continuamente , come se avessere una interfaccia comune che permette loro un continuo cambiamento ; l’uno non può prescindere dall’altro .
Molte cose riusciamo a leggerle solo se in rapporto ad esperienze traumatiche , a quei fatti cioè che modificano la vita di un individuo e che non hanno la loro importanza soltanto perchè avvengono , ma anche , se non soprattutto , quando avvengono .
Voglio dire cioè , che lo stesso evento traumatico modifica le risposte dell’individuo ( in termini di pensieri e di comportamenti ) in ragione del momento storico in cui si presenta .
Alcuni momenti nella storia naturale della nostra vita assumono importanza fondamentale : i primi 2 o 3 anni della nostra vita ,l’adolescenza , la scelta di un partner per la vita , la paternità o la maternità , la " nonnilità ", l’arrivo della morte .
Oggi mi occuperò soltanto dei primi due momenti : la primissima infanzia e l’adolescenza .
Nei primi due o tre anni il bambino sperimenta la separazione e la prima individuazione; tutto questo avviene nell’interno di un sistema di relazioni integrate dapprima con la madre , poi con i suoi genitori , e quindi con la famiglia allargata, con gli altri .
Vorrei ritornare per un attimo al rapporto esperienza - trauma .
Bion , uno psicoanalista inglese , afferma che attraverso la percezione e l’introieziene della frustrazione nata nell’incontro con una esperienza negativa , il bambino apprende l’esperienza stessa e la fa propria .
Ciò determina un arricchimento di competenze psicologiche utili nella vita futura .
Cardine di questo processo è però che lo stesso bambino abbia una capacità di sopportare la frustrazione sufficiente, in quanto se così non è , il piccolo rimane esposto ad un processo di fuga che porta all’incamerare questi traumi come oggetti cattivi interni .
Questi , pur assenti allo stato di coscienza , continuano ad esistere e tracciano il solco della modalità con cui il bambino affronta le sue esperienze future che privilegieranno la scelta della fuga a quella della introiezione .
Potete immaginare quanto in questo processo appartenga al mondo delle relazioni significative primarie, cioè ai genitori , alla realtà ambientale in cui è immerso il piccolo .
La relazione con la madre , con i genitori sono , di fatto , l’humus da cui il bambino trae il substrato , le fondamenta per la struttura della sua personalità .
La funzione della famiglia in questi anni che io porterei fino ai 4 - 5 è insostituibile ; non si può delegare ad altri soggetti istituzionali questo compito .
Per parlar chiaro , la scuola , pur cominciando sin dai primi anni a rappresentare un contenitore prioritario , non può e non deve farsi carico , come oggetto sostitutivo ,di questa funzione plasmante che è propria della famiglia .
Ecco allora che il problema del disagio trova una sua collocazione non ai primi segnali di disadattamento comportamentale propri di anni ancora a da venire , bensì all’epoca di una costruzione dinamica distorta , tra il proprio essere ( il carattere ) ed il proprio divenire ( la relazione con gli altri ).
Le regole , sia quelle insegnate che quelle apprese , parteciperanno a definire i caratteri della struttura di personalità ; ecco come , allora l’ambiente si carica sempre più di questa funzione di indirizzo , di solco in cui si inseriranno le varie esperienze .
Se il solco sarà rigoroso e non rigido , se ampia sarà la capacità di accoglienza della diversità e della sofferenza , se i ruoli intorno al piccolo saranno chiari e ben definiti , se i valori saranno vissuti e partecipati , questi crescerà accettando se stesso e con una buona predisposizione verso gli altri .
Se invece la rigidità degli schemi mentali prevarrà , se i ruoli potranno essere manipolati , se i modelli positivi non conterranno i temi dell’accoglienza , il bambino potrà strutturare una personalità distorta, una personalità debole, una personalità come - se .
In questi primi anni si struttura un altro concetto forte , quello dell’aggressività .
Molti sono portati ad appiattire questo tema , sulle espressioni del comportamento ; vorrei proporvi alcune riflessioni che spostano questo concetto ancora una volta sul " pensare ".
Intanto vorrei dire che l’aggressività non è espressione sistematica di negatività ; esiste , infatti , una aggressività , cosidetta libidica o positiva che non va sottovalutata .
Questa , infatti , rappresenta la molla , la carica , che ci fa stare nel mondo ; la forza interiore che fa dire con soddisfazione al bambino : " questo l’ho fatto io " , è una mia produzione : un disegno, un tema , un quadro , un piccolo oggetto di creta .
E’ la stessa forza che ci assale quando , prendiamo in braccio per la prima volta nostro figlio e gridiamo al mondo : questo figlio è mio !
Ebbene questa forma di aggressività va coltivata, apprezzata , indirizzata .
Esiste , poi , un’altra aggressività , quella negativa ; questa porta alla distruzione , spesso all’autodistruzione , al farsi del male a farlo agli altri .
Freud parlava della nostra vita come di una continua lotta fra due istinti : quello di vita e quello di morte .
Ebbene queste due forme di aggressività sono figlie proprio di questi due istinti : il primo porta all’amore per se stessi e per gli altri , il secondo porta alla morte degli affetti , alla fine della vita .
In questo modello non c’è , come invece , molti hanno voluto vedere una visione rigida , in quanto l’individuo non compie queste scelte solo mosso dal suo essere interiore , bensì , in quanto immerso nella realtà circostante , apprende ad essere in relazione all’incontro con gli altri .
Vorrei sottolineare , così , un altro aspetto che ha poi dei ritorni pratici molto importanti .
Ho detto " apprende ad essere "; con ciò vorrei sottolineare che il minore non " è "; rappresenta invece un divenire e che , come tale , va tutelato sia nelle sue caratteristiche che mano a mano si formano e si rendono compiute , sia nella scelta del percorso che si accinge a compiere.
In questo senso , mi sembra , la legislazione attuale tutela i minori trattandoli proprio nel loro aspetto peculiare del divenire .
Se un bambino si trova a crescere , o per meglio dire , prova a crescere , in un humus malsano fatto di marginalità continuata , priva di riferimenti chiari sui ruoli genitoriali e soprattutto sul significato dei genitori , rischia lo strutturasi di un disagio profondo.
Si determina uno scollamento tra bisogni e risposte che porta a modalità difensive rigide dove prevalgono i meccanismi di difesa più arcaici come la negazione o la scissione .
I modelli , allora , si strutturano sulla base degli elementi colorati in negativo : la spinta non sarà più a diventare , ad essere , bensì al non voler essere come , al non voler diventare come.........o, se proprio si struttureranno i modelli , questi saranno centrati sui valori negativi come la forza, la violenza, il disprezzo dell’altro .
Nel descrivere il processo che porta dalla prima infanzia all’adolescenza si osservano alcuni passaggi cruciali : dopo l’Edipo il bambino sceglie la propria appartenenza sessuale appoggiandosi al modello offerto dal proprio genitore dello stesso sesso , più tardi , all’adolescenza , sostituirà questo modello con quello del gruppo dei coetanei , strutturerà la propria sessualità matura e sceglierà il futuro partner .
In assenza del modello offerto dai genitori , il bambino si offre all’ambiente circostante , che , essendo più forte e strutturato , si mostra come contenitore delle sue ansie e delle sue paure .
Il bambino , allora , afferra il modello imperante , lo fa proprio senza alcuna possibilità di critica .
I valori diventano quelli dell’adulto a cui il bambino si appiattisce facendoli propri ; scimmiotta una struttura di personalità che non ha e compie gesti o discute con un linguaggio che non gli appartengono :una triste caricatura di un modello penoso di società .
Si arriva così all’adolescenza a quell’aspetto della vita che oggi si è prolungato così tanto .
Non è più il tempo in cui in un baleno si passava dall’essere bambini al mondo del lavoro e , quasi senza accorgersene si diventava madri o papà .
Oggi passano 10 o addirittura 20 anni prima che , non più bambino da tempo , riesci a trovare un lavoro , a farti una famiglia .
Questo tempo del non - essere rappresenta l’altro passaggio cruciale .
E’ il tempo della nuova separazione e della nuova identificazione , i valori del passato si stemperano , i colori del passato sbiadiscono e , piano piano , si determina una nuova struttura di personalità .
In questa fase , però , diversamente dall’altra , altri soggetti appaiono significativi : questo è il momento in cui un’altra agenzia diventa cruciale , e cioè , la scuola .
Questa è uno strano contenitore, fatto di mille illusioni , di mille promesse mai mantenute , ma anche il luogo dove accadono per anni ,i fatti più importanti della vita di ciascuno .
E’ per questo che la critica è più serrata , che l’analisi è più severa .
La scuola italiana ha subito notevoli cambiamenti negli ultimi anni , ma ancora non riesce a stabilizzare quei valori cui, faticosamente , tende.
Vorrei a questo punto scendere nel particolare della realtà tarantina confrontando alcuni dati .
Devo ringraziare innanzitutto il Presidente del Tribunale per i Minorenni ,Dr. Mastrogiacomo; il Procuratore della repubblica Dr. Acquaviva ; il funzionario regionale alla Formazione Professionale Dr. Summa per i dati che mi hanno fornito .
Partiamo dai dati numerici e poi proveremo a fare delle considerazioni .
Per ciò che attiene la scuola è possibile osservare che nelle classi elementari di taranto e Provincia ( scuola dell’Obbligo ) , la percentuale dei respinti non arriva all’1 per cento, anzi si stabilizza intorno allo 0.50 per cento.
Se prendiamo i dati del distretto 52 ( tamburi , Statte , Paolo sesto ) i dati non si discostano molto , in quanto la percentuale dei promossi , supera il 99 % .
Se ci limitiamo ad una analisi non qualitativa , possiamo dire che esite una buona capacità di accoglienza da parte della scuola .
Il dato non cambia ad una analisi nei cinque anni della scuola elementare : la percentuale , cioè , dei respinti o degli evasori dall’obbligo , varia dallo 0.02 allo 0.24 % .
Se passiamo ai dati della scuola media inferiore ( ricordo , sempre scuola dell’obbligo )possiamo analizzare i dati del 93 - 94, del 94 - 95 , e del 95 - 96 .
I dati dei respinti nel 93 - 94 nella Provincia variano dal 9.34 della prima media , al 4.22 % della terza media, il numero degli evasori e dei ritirati si aggira intorno all’1.5 % .
Nel 94 - 95 , lo stesso tasso scende al 5.78 nella prima media ed al 3.04 % nella terza ; il tasso degli evasori scende intorno all’1.33 % .
Nel 95 - 96 i dati rimangono più o meno gli stessi .
Se prendiamo in considerazione Taranto città osserviamo questi dati :
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93 - 94
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94 - 95
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95 - 96
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respinti - evasori
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respinti - evasori
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respinti - evasori
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8.39% - 2.48%
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6.28 % - 2.41%
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6.62% - 1.71%
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Se consideriamo i dati del solo Distretto 52 osserviamo
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11.23% - 5.78%
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8.02% - 5.31%
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8.38% - 4.31%
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I dati riferiti ci portano a considerare che :
la Città differisce da quelli della provincia nel suo complesso, che in città i respinti e gli evasori sono nettamente più numerosi , che nel Distretto 52 ( Tamburi , città vecchia , Paolo sesto ) lo sono ancora di più .
Una sotto analisi dei risultati porta a dire che i respinti in questo distretto sono per lo più maschi in una percentuale intorno al 70 % .
Se andiamo , invece a valutare gli evasori ,sempre in questo distretto , possiamo dire che il rapporto maschi femmine rimane a favore dei maschi ma in una percentuale molto meno significativa.
Abbiamo , inoltre fatto un’altra analisi ; questa volta abbiamo confrontato i dati della scuola media superiore differenziandoli per aree : liceale , magistrale , artistica , tecnica e professionale .
Di queste possiamo , infine , leggere i dati differenziati per prime , seconde e terze classi.
Ebbene i risultati sono eclatanti : si passa da una percentuale di repinti nelle prime classi delle arre liceale e magistrale dell’ 8.40 - 8.50 % al 24 % delle aree tecniche e professionali .
La percentuale si abbassa al 4.55 % nelle seconde classi delle aree magistrale e liceale , per passare al 16 .5 % circa di quelle professionali .
Infine nelle terze passa dal 6% circa nei licei al 20 % quasi negli istituti professionali .
Nell’interno delle aree degli istituti professionali , abbiamo operato delle sottoclassi per singoli istituti : Alberghiero , Agrario , Servizi sociali .....
Il dato riscontrato è che è l’Istituto alberghiero quello dove si verifica il maggior numero di respinti e di evasori .
Passiamo a questo punto all’analisi dei reati commessi dai minorenni in provincia di Taranto.
Ebbene qui i dati fannoriferimento all’anno 1996 .
I minori denunciati sono stati 793 , di cui 706 maschi ed 87 femmine .
Abbiamo provato a dividere questi minori in due categorie di soggetti : quelli sotto i 14 anni e quelli di età superiore .
Si sono ritrovati in 246 per la prima fascia ed in 544 nella seconda per un totale di 790.
I tre casi che rimangono sono 3 femmine sotto i 14 anni denunciate , straniere .
Se andiamo a fare la differenza tra maschi e femmine , rileviamo i seguenti dati :
dei 246 della prima fascia 214 sono maschi e 32 sono femmine
dei 544 della seconda fascia 492 sono maschi e 52 sono femmine .
Se ne ricava che il 70 % dei minori denunciati nell’anno 96 aveva compiuto i 14 anni ; il che , letto in altro modo , vuole dire che ben il 30 % dei minori denunciati non aveva ancora compiuto i 14 anni .
Infine che il 90 % dei minori che delinquono sono maschi .
Se si analizzano , infine i reati commessi , osserviamo i seguenti risultati : Totale dei delitti n°. 1891, di questi ricordiamo i più frequenti :
532 contrabbando tabacchi 338
189 danneggiamenti
154 deturpamento di cose altrui
163 delitti contro il patrimonio
102 lesioni personali volontarie 31 69
96 furto aggravato 86 83
ne ricordiamo infine altri meno frequenti ma estremamente significativi :
9 casi di violenza carnale
6 casi di omicidio
6 casi di sequestro di persona
27 casi di rapina
21 casi di estorsione
56 casi di ricettazione
52 casi di spaccio di stupefacenti 32 26
Se confrontiamo questi dati con gli altri analoghi del 95 e del 96 il quadro si fa deprimente e seriamente preoccupato .
Condivido appieno le frasi del Procuratore della repubblica di taranto : “ In un contesto fortemente degradato come quello della città e della provincia di Taranto , dove è operante , purtroppo , una criminalità notoriamente pericolosa ed aggressiva - solo di recente in parte ridimensionata grazie all’intensa azione repressiva in corso ma sempre pronta a riemergere con nuove leve delinquenziali - un numero così elevato di minorenni dediti al contrabbando ed ad altre simili attività illegali , costituisce una preoccupante riserva di manovalanza per la criminalità organizzata “.
Più avanti continua : “ La realtà familiare è in profonda crisi con riverberi fortemente negativi nei processi di crescita dei minori “. “ preoccupa , in particolare , la disponibilitrà di armi da parte dei minori che ne usano per rapinare o per colpire gli avversari del clandi appartenenza, ovvero per sparare anche per gioco e ferire “.
Ebbene , per concludere questa mia lunga riflessione , io penso che nell’affrontare i temi relativi alla sofferenza dei minori, sia necessario farlo partendo da una predisposizione positiva nei loro confronti ; i bambini si aspettano molto dal mondo degli adulti ; loro sono disposti a perdonare tanto , mentre spesso noi non siamo in grado di fare altrettanto .
Un mondo che cambia così rapidamente espone i più deboli alla sofferenza ed è compito degli adulti rappresentare un solido contenitore che restituisce certezze positive ;su queste questioni si gioca il futuro di un popolo .
Quando affronterete dei procedimenti che vedono coinvolti dei minori tenete conto delle possibilità di scelte diverse che loro sono state concesse e, comunque , aiutateli con passione .
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