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Dislessia e Disgrafia


Il tema che mi è stato affidato mi è apparso subito complesso e affascinante allo stesso tempo . Poiché , comunque , era da tempo che non affrontavo una riflessione teorica sull’argomento questo intervento ha fatto sì che procedessi ad una revisione critica degli argomenti in oggetto . Dividerò il mio intervento in parti separate , cercando così , per quello che mi sarà possibile , visto il mio disordine mentale abituale e nello stesso tempo assai piacevole , sospetto solo per il sottoscritto , di essere il più chiaro possibile . Il primo punto da cui vorrei partire riguarda il problema della diagnosi nelle patologie neuropsicologiche dell’età evolutiva . A questo riguardo vorrei sottolineare le difficoltà incontrate nella nostra Provincia ad uscire dalla diagnosi descrittiva dei sintomi ( soprattutto comportamentali ) , per entrare in una diversa collegata alla nosografia . A tutt’oggi , l’uso di sistemi standardizzati come l’ICD - 10 o il DSM non appartiene ancora al nostro patrimonio genetico ed è per questo che è sempre difficile confrontare dati , studiare l’andamento delle patologie , confrontare strategie di intervento . La dislessia è una patologia complessa che necessita un approccio molto specialistico sia in fase diagnostica che di intervento ; per questa patologia , così come per altre , altrettanto complesse ( vedi l’Autismo , o il Ritardo mentale ) le diagnosi “ ad occhio “ ( quando va bene ) , o , addirittura , quelle fatte interpretando le immagini di altri occhi ( leggi insegnanti o terapisti ) devono diventare qualcosa da dimenticare . Per rendere più chiaro ciò che voglio esprimere , ricorrerò alle parole di un maestro della Neuropsichiatria Infantile Italiana , Gabriel Levi . Cito testualmente :
" Fare una diagnosi in età evolutiva , specie nell’età scolare , è un problema delicato e complesso . Secondo i criteri convenzionali del ragionamento medico , fare una diagnosi comporta :
  • saper individuare un determinato disturbo , definendolo nelle sue caratteristiche specifiche e distinguendolo da altri disturbi più o meno simili ;

  • saper ricostruire la storia naturale di questo disturbo , a partire dai fattori di rischio e dai fattori scatenanti ed arrivando fino alle catene patogenetiche ed ai prevedibili stadi evolutivi di questo disturbo .

Secondo la logica interattiva della psicologia clinica , fare una diagnosi comporta :
  1. saper comprendere chi è la persona che presenta quel determinato disturbo e come funziona questa persona con questo disturbo, contro questo disturbo e aldilà di questo disturbo

  2. saper ricostruire come un certo tipo di persona tende a scegliere un certo tipo di disturbo e , in ogni caso , come persone e disturbi interagiscono tra loro .

In psicopatologia dell’età evolutiva il problema di fare una diagnosi è complicato da altri interrogativi :
  1. in quale misura un bambino , se presenta un determinato disturbo , tenderà a risolvere spontaneamente questo disturbo , oppure a mantenerlo nel tempo, oppure a sostituire un determinato disturbo con una successione più o meno prevedibile di altri diversi disturbi;

  2. in quale misura con il disturbo di un bambino interagiscono le fantasie ed i conflitti di altre persone significative ed in quale misura queste persone importanti stanno interagendo con le proprie fantasie ed i propri conflitti mentre credono di interagire con il bambino e con il suo disturbo ."

Dislessia

“ It is lonely existence to be a child with a disability which no - one can see or understand , you exasperate your teachers , you disappoint your parents , and worst of all you know you are not just a stupid . E’ una esperienza solitaria essere un bambino affettto da una disabilità che nessuno può vedere o capire : esasperi i tuoi insegnanti , crei disappunto nei tuoi genitori e , cosa peggiore di tutte , tu sai di non essere stupido . Susan Hampshire Presidente del Dyslexia Institute U.K."

Mi sono chiesto quale tipo di approccio al problema dislessia fosse più consono per la giornata odierna in quanto , attraverso le letture , le riflessioni di vari autori, alcune idee personali che si sono succedute mano a mano che l’argomento veniva approfondito , mi sono accorto che pur essendo definito il quadro clinico di riferimento per lo meno incerta rimaneva l’eziologia , e soprattutto disparati gli approcci di cura e / o di riabilitazione . Alla fine ho scelto una linea , quella che più mi affascina in questo momento , cui mi sento più vicino : l’approccio anglosassone. Definizione chiara del problema ; descrizione del quadro clinico ; riferimento a sistemi di diagnosi standardizzata ; possibile - probabile - certo rapporto eziologia - patogenesi , valutazione dei fattori di rischio , prevenzione primaria , cura , riabilitazione . Cosa manca ? Potrebbe dire qualcuno ; certamente non vi è spazio per le prese di posizione ideologiche . Negli anni passati , specie tra i Neuropsichiatri infantili , tra gli psicologi , tra i pedagogisti l’interesse per la nosografia è stato piuttosto scarso ; anzi la tendenza anti nosografica che negava la specificità dei quadri patologici sottolineando , invece , la complessità e la variabilità della psicopatologia individuale , era di gran moda . Chi non ricorda le battaglie sulla diagnosi di ritardo mentale , di autismo , anni in cui le madri erano rappresentate quanto meno come frigorifero e quindi causa delle malattie più terribili : uno schiaffo in più o in meno diventavano importanti come il passaggio sul Rubicone ; di qua la normalità , di là la patologia più profonda . Per non dire degli insegnanti : dopo anni di odio profondo covato nei confronti dei propri , di quando eri piccolo , finalmente , la grande rivincita , eccoli ora sul banco degli imputati e la scuola : la madre di tutte le colpe . Non voglio dire con questo che gli approcci descrittivi siano migliori di quelli dinamico strutturali , anzi sottolineo con forza il grande lavoro degli autori francesi : Lebovici ,Mises , Kreisler per l’età precoce che hanno rifiutato energicamente la dicotomia tra criteri descrittivi e strutturali affermando che un approccio dinamico strutturale non rifiutava necessariamente una categorizzazione nosografica , ma semplicemente poneva il problema di ancorare tale nosografia a considerazioni psicopatologiche e non soltanto sintomatologiche . Il National Institute of Neurological Disorders and Stroke dell’ Università di Bethesda , Maryland , USA , apre con queste domande la sua pagina WEB su Internet dedicata alla dislessia :
    Cos’è la Dislessia ?
    C’è qualche cura ?
    Qual è la prognosi ?
    Quali sono le ricerche più attuali nel campo ?
    Dove è possibile trovare ulteriori informazioni ?
Cominciamo dalla prima domanda :
cos’è la Dislessia ?

La risposta più intrigante l’ho trovata , sempre su Internet , nella WEB page del PROJECT ASSIST INSTITUTE , Delaware , USA che dice : Dyslexia is a Kind of mind : La Dislessia è un modo di essere della mente , molto spesso , aggiunge , è una mente portatrice di un dono , ma è una mente che è fisiologicamente diversa . Il già citato National Institute of Neurological Disorders and Stroke , alla stessa domanda risponde che la Dislessia è un disturbo di apprendimento. Il Dyslexia Institute , inglese , dice che la Dislessia è una specifica difficoltà nell’apprendimento della lettura . L’Orton Dyslexia Society , americano , alla domanda cos’è la Dislessia fa presente che la parola Dislessia deriva dal greco e soprattutto dall’insieme di due parole : il prefisso “ Dis “ che si può tradurre in povero o inadeguato , e il sostantivo “ lexis “ che in italiano recita come parola o linguaggio . Lo stesso istituto afferma che la dislessia è una disabilità di apprendimento caratterizzata da problemi di natura espressiva o ricettiva , riferiti al linguaggio scritto o orale . Anche questa fonte la descrive come un diverso modo di essere della mente , spesso dotata in altri campi , che apprende con difficoltà. Con chiarezza afferma che la Dislessia non è legata al ritardo mentale : l’intelligenza , in questo caso , non c’entra . L’ ICD - 10 , il principale ed il più moderno sistema standardizzato di diagnosi , inserisce la dislessia nel capitolo V , ovvero nelle Sindromi e Disturbi psichici e comportamentali , sezione :

F
Con il numero progressivo di 81

Cioè nell’interno dei
“DISTURBI EVOLUTIVI SPECIFICI DELLE ABILITA’ SCOLASTICHE” aggiungendo di seguito :
Questi sono disturbi nei quali le modalità normali di acquisizione delle capacità in questione sono alterate già dalle fasi iniziali dello sviluppo . Essi non sono semplicemente una conseguenza di una mancanza delle opportunità di apprendere o di un ritardo mentale , e non sono dovuti ad un trauma o a una malattia cerebrale acquisita .

Le principali categorie sono :
    F81.0 Disturbo specifico della lettura
    F81.1 Disturbo specifico della compitazione
    F81.2 Disturbo specifico delle abilità aritmetiche

F81.0
“ Disturbo specifico della lettura “:


La principale caratteristica di questo disturbo è una specifica e significativa compromissione nello sviluppo delle capacità di lettura , che non è spiegata solamente dall’età mentale , da problemi di acutezza visiva o da inadeguata istruzione scolastica . La capacità di comprensione della lettura , il riconoscimento della parola nella lettura , la capacità di leggere ad alta voce e le prestazioni nei compiti che richiedono la lettura possono essere tutti interessati. Difficoltà nella compitazione sono frequentemente associate con il disturbo specifico della lettura e spesso persistono nell’adolescenza anche dopo che qualche progresso è stato fatto nella lettura. I disturbi specifici della lettura frequentemente sono preceduti da una storia di disturbi evolutivi specifici dell’eloquio e del linguaggio. Disturbi emozionali e comportamentali associati sono anche comuni durante il periodo dell’età scolare . Una volta che abbiamo definito una costellazione di definizioni , proviamo ad approfondire il tema . Quant’è ad esempio l’incidenza di questa condizione nella popolazione ? I dati abbondano per i Paesi stranieri , per il motivo sopracitato languono per l’Italia . Negli Stati Uniti alcuni studi stimano in circa 15% della popolazione coloro che soffrono di disturbi di apprendimento ; nell’interno di questa grande meteora l’80 - 85 % presenta disturbi della lettura e di linguaggio . Il Michigan Dislexia Institute stima , invece che il numero delle persone affette da dislessia si collochi in un range tra il 2 ed il 10 % della popolazione . In Inghilterra alcuni studi parlano di un bambino affetto su 25 e che , attualmente, circa 350.000 bambini siano affetti da dislessia . In Italia i dati pubblicati da Levi ci dicono che ogni anno entrano nella scuola elementare circa 80.000 bambini in difficoltà . Nell’interno di questo campione circa 11.000 bambini presentano un grave disturbo di apprendimento e che l’80 - 85 % di questi presentano un disturbo di linguaggio e/ o di lettura .

Occupiamoci ora di descrivere clinicamente la dislessia .
Si può classificare un individuo come dislessico quando esiste una discrepanza tra le competenze cognitive ( che risultano essere nella norma ) e le performances di lettura senza un apparente causa fisica, emotiva o culturale . L’I.C.D.10 dice che per aversi una diagnosi corretta di dislessia bisogna che siano soddisfatte le seguenti condizioni :
  • Deve essere presente uno dei seguenti aspetti :

    1. un punteggio nell’accuratezza e/ o nella comprensione della lettura che sia almeno due deviazioni standard al di sotto del livello atteso sulla base dell’età cronologica e dell’intelligenza generale del bambino ; la capacità di lettura ed il Q.I. devono essere valutati con un test standardizzato per il livello culturale e per il sistema educativo del bambino , somministrato individualmente ;

    2. una storia di gravi difficoltà nella lettura o punteggi a test che soddisfino i criteri di A ( 1) per un età inferiore, ed un punteggio ad un test di compitazione che sia almeno due deviazioni standard al di sotto del livello atteso in base all’età cronologica del bambino ed al Q.I. del bambino stesso.

  • Il disturbo descritto nel criterio A interferisce significativamente con il profitto scolastico o con le attività quotidiane che richiedono abilità nella lettura

  • Il disturbo non deriva da un difetto della vista o dell’udito o da una sindrome neurologica
  • Le esperienze scolastiche rientrano nella media ( ad esempio non ci sono state gravi inadeguatezze nelle esperienze educative ).

  • Criterio di esclusione frequentemente utilizzato . Q.I. inferiore a 70, valutato con un test standardizzato somministrato individualmente .


Comunemente nella anamnesi troviamo una storia familiare di problemi di lettura ;
la predominanza è netta a sfavore dei maschi con rapporto di 8 : 1 .
Quali sono i segni clinici più frequenti :
L’età migliore per la definizione corretta è tra i 6 ed gli 11 anni ; le “ red flag” , come dicono gli americani , le bandiere rosse possono essere i seguenti dati clinici :
  • difficoltà nella lettura e nel fare lo spelling ;

  • Il paziente , per esempio , spesso si confonde e legge 12 per 21 ,15 per 51, 6 per 9 , confonde la b con la d ;

  • In alcune parole pospone le lettere e legge maigolio per miagolio , ni per in. In inglese come esempio viene riportata la confusione tra Was che diventa Saw , Pet che diventa Bet , Nuclear ad esempio , può diventare Unclear; il paziente dislessico legge Sing per Sign, Left può diventare Felt .

  • Legge la parole numerose volte senza mai raggiungere la versione corretta

  • Vi è una imprecisa o incompleta interpretazione del linguaggio che è ascoltato

Accanto a questi specifici segni il paziente dislessico spesso mostra altri segni che potremo definire satelliti e cioè :
  1. Confusione spazio temporale ( sbaglia la direzione nello spazio fra destra e sinistra , sopra e sotto, presto e tardi ,ieri e domani, giorni e mesi ;

  2. Si confonde nell’uso della mano destra e sinistra

  3. Presenta problemi in matematica

D'altronde la mente del bambino dislessico presenta alcune caratteristiche peculiari positive : ricordate “ la gifted mind “ di cui parlavo all’inizio . Infatti è molto dotato per la musica : apprende con facilità ritmi musicali , apprende facilmente l’uso di uno strumento musicale , risolve con più facilità di altri puzzle tridimensionali . Definito il quadro clinico , la domanda successiva è : esiste una cura per la dislessia ? Ebbene se per cura intendiamo guarigione , la risposta deve essere secca : no. Se , invece , per cura intendiamo l’intero processo che parte da una diagnosi accurata , e va verso una presa in carico globale che preveda un intervento coordinato di figure specializzate : il Neuropsichiatra infantile , uno psicologo esperto nelle problematiche neuropsicologiche dell’infanzia , un terapista con esperienze specifiche nell’età evolutiva , una fattiva collaborazione con l’equipe degli insegnanti e con i genitori , allora possiamo dire che la prognosi è meno severa . La penultima domanda era : Quali sono le ricerche più attuali per questo tema ? Ebbene anche questa volta l’utilizzo di Internet ha garantito ottimi risultati ; attraverso l’utilizzo di medline sono potuto risalire agli ultimi articoli pubblicati e , come spesso accade ,in ambito scientifico e no , gli americani la fanno da padrone . Yale, Stanford , Georgia , Toronto University sono tra i gruppi di lavoro più significativi , in Europa si segnalano soltanto i lavori di Oxford University e dell’Università di Aarhus in Danimarca . In Italia bisogna sottolineare i lavori del gruppo di Padova : Cornoldi e coll. , il gruppo emiliano di Stella , e quello romano che si aggrega al Prof. Levi . La maggior parte di questi lavori , tranne quelli italiani , sono stati compiuti con l’utilizzo di strumenti molto sofisticati come la Risonanza magnetica nucleare funzionale e lo Spect . Quali i risultati più significativi ? Ebbene parrebbe che una importanza fondamentale l’avrebbe la struttura del cervello , infatti alcuni studi suggeriscono l’esistenza di un substrato anatomo funzionale per la dislessia . Si tratterebbe di un difetto di connessione tra la parte anteriore e la parte posteriore dell’area del linguaggio nell’emisfero sin. Usando la R.M.N.f alcune ricercatori hanno misurato la dimensione del piano temporale di entrambi gli emisferi cerebrali , area questa che si ritiene coinvolta nello sviluppo del linguaggio . i risultai indicherebbero una correlazione tra la preferenza nell’uso della mano ( destrimani o viceversa ) e la direzione del piano di asimmetria del cervello . Ad esempio , studenti destrimani che hanno un piano temporale sinistro più largo di quello destro hanno presentato migliori risultati ai test di linguaggio mentre invece studenti destrimani con un piano di simmetria contrario presentavano risultati peggiori agli stessi test .

Usando invece lo Spect si è osservato come i soggetti dislessici presentano una ridotta attività in una vasta regione del cervello che lega la corteccia visiva e le arre visive associate ( il giro cingolare ) alle regioni specifiche del linguaggio situate nel giro temporale superiore ( area di Wernike). Da questi studi se ne deduce che la dislessia è direttamente connessa ad una particolare struttura del cervello ( problema quindi morfologico ) ed a particolari forme di connessioni tra le varie aree deputate al processamento delle immagini ed alla trasformazione in suoni ( problema , pertanto , funzionale ) . Volendo passare adesso alle possibili forme di intervento riabilitativo , vale la pena fare una operazione che , seppure non corretta , in quanto mancano delle verifiche anatomo fisiologiche , ci è utile da un punto di vista didattico . Suddivideremo , allora la Dislessia , in due forme :

quella Visiva
quella uditiva

La prima riguarda la non identificazione di simboli verbali scritti ( lettere o parole ) . Non si tratta soltanto di un difetto percettivo ( cioè la non identificazione della differenza nella forma tra i vari grafemi e parole ) ma di una inadeguata integrazione , ad alto livello , di un percetto lessicale ( simbolo ) e soprattutto di un mancato collegamento tra la proprietà del percetto visivo e le corrispondenti qualità sonore . Il dislessico visivo non riconosce la differenza tra le lettere e non sa associare ciascuna lettere al suono corrispondente . Essi compiono molti errori al test di Bender ( che come tutti sanno è un test di percezione visiva ) . Nella seconda forma , quella uditiva , il soggetto presenta principalmente un disturbo della discriminazione uditiva che riguarda l’analisi fonemica . In sintesi il dislessico uditivo visualizza e può leggere parole intere e metterle in rapporto con la realtà corrispondente , ma non riesce a mettere in relazione le singole componenti visive ai corrispondenti uditivi . Per esempio , può riconoscere la differenza tra due parole scritte , ma non mette in rapporto le somiglianze uditive esistenti tra parti di parole ( il pa di pane e di palla ) E’ costretto ,pertanto , ad imparare ogni parola come una unica entità . Bene , definito questo , possiamo passare all’ intervento riabilitativo .
Successivamente parlerò della riabilitazione con il computer , nel collegamento Internet , ora , invece , mi soffermerò su altre metodiche . Dislessia visiva . Poiché in questa forma il disturbo della simbolizzazione , dell’associazione audiovisiva e della sequenzialità la fanno da padrone il metodo consigliabile potrebbe esser quello sintetico ( sistema fonico e sillabico tradizionale . In più , poiché sono spesso presenti disturbi dell’organizzazione spaziale , un intervento specifico di natura psicomotoria non guasterebbe . Si possono fare esercizi di riconoscimento di forme visive e simboli visivi , ed associare ancora i suoni corrispondenti .

In sintesi :
Esercizi per l’organizzazione dello schema corporeo ;
Ricerca delle forme geometriche ;
Accoppiamento delle forme geometriche ;
Discriminazione tra forme visive geometriche disegnate ;
Riconoscimento di simboli visivi .
Si possono , poi effettuare degli esercizi per la motilità oculare
che siano finalizzati a fissare l’attenzione visiva : per esempio far cercare nella stanza di terapia oggetti ben riconoscibili mescolati ad altri etc…

Nel dislessico uditivo , invece , l’approccio è più globale per realizzare un processo analitico
Conviene inizialmente offrire al bambino la soddisfazione di interpretare globalmente la parola scritta , utilizzando quelle tre o quattro parole che il bambino può rapidamente apprendere dalla realtà quotidiana : palla , pane
Il bambino deve scandire le sillabe ad alta voce mentre si scrive
Aiutare il bambino a scoprire che la parola palla contiene due l e due a e deve ricercare in una frase proposta tutte le lettere che sono visivamente identiche
Etc…. non vorrei continuare su questi aspetti , per chi vuole approfondire sono in grado di dare indicazioni bibliografiche in merito .

La disgrafia



Prima di dare una definizione vorrei cominciare con una citazione di Franco Boscaini usata nella prefazione al libro di Margherita Auzias, nume tutelare della psicomotricità francese collaboratrice del Prof. De Ajuraguerra “ I disturbi nella scrittura del bambino “. Scrive Boscaini :
Perché la scrittura possa venire appresa positivamente bisogna ricordare che è essenziale il rispetto di alcune condizioni fondamentali .
    Il desiderio di scrivere viene prima di tutto , è nell’emozione e non nell’azione esteriorizzata ; questo viene spesso dimenticato , non riconosciuto o sottovalutato , o peggio , il desiderio di scrivere emergente nel bambino viene sostituito da quello della madre o da quello dell’insegnante .
    Al desiderio di scrivere , azione interna , segue la possibilità di scrivere , che è rappresentata dalla maturazione e comparsa di tutte le funzioni coinvolte nell’atto dello scrivere : percezione, lateralità ,controllo del gesto, organizzazione spazio temporale, interiorizzazione delle regole, pensiero operatorio ….
    Per scrivere , in quanto azione linguistica , è necessario avere dei contenuti da trasmettere tramite la scrittura ad altri . I bambini possono scrivere a 4 o 5 anni , ma questa azione è soltanto un atto grafo - motorio, una attività percettivo motoria, e non una vera scrittura come linguaggio.
E’ necessario , infine , che qualcuno come ricevente , recepisca e risponda al messaggio trasmesso tramite la scrittura del comunicante .Molto spesso a livello pedagogico , questo punto viene trascurato perché si ha la tendenza a non valorizzare i lavori dei bambini, si ha la tendenza a dare i compiti senza poi considerarli e così la scrittura diventa sovente una comunicazione a metà .
Vorrei innanzitutto differenziare il termine Disgrafia da quello di Disortografia ; spesso vengono utilizzati come sinonimi ma invece sottendono quadri clini ci differenti . Questo è un errore che può far correre il rischio di considerare allo stesso modo scritture indecifrabili per la loro cattiva grafia e scritture indecifrabili , invece , per la loro cattiva ortografia . Secondo l’esperienza comune potremmo definire una mia ricetta un buon esempio di scrittura disgrafica, eppure presupponiamo che , al di là della indecifrabilità del testo , non vi siano errori ortografici tali da rendermi disotografico oltre che disgrafico . Allo stesso modo una ragazzina delle scuole medie potrebbe scrivere un testo con un’ottima grafia , e ciò ci consentirebbe di escludere una disgrafia , mentre la presenza di numerosi errori ci farebbe immediatamente pensare ad una disortografia . Bisogna allora distinguere i concetti in quanto anche se interferiscono con lo stesso prodotto finale , la scrittura , si riferiscono a componenti dell’architettura cognitiva molto distanti tra loro . Allora innazitutto diremo alcune cose sulla Disgrafia . Dal momento che la scrittura deve risultare leggibile sia a chi scrive che agli altri, essa deve rispettare determinati criteri . Un bambino deve diventare consapevole che , per scrivere , occorre rispettare certe convenzioni che sono oggetto di apprendimento . Queste convenzioni sono determinate culturalmente , ed è attraverso la pratica che il bambino apprende a produrre una scrittura in accordo con la cultura . Dice Stella che ben prima di accedere alla scuola elementare i bambini dimostrano di sapersi orientare correttamente nella scelta dei caratteri alfabetici e nella loro disposizione sul foglio . Con l’accesso alla scuola elementare la scrittura dei caratteri diventa adeguata . In seconda essa comincia a peggiorare e la forma delle lettere diventa ambigua. Ciò è principalmente dovuto ai cambiamenti nel tipo di movimento utilizzato . Di solito è in quarta che i bambini iniziano ad utilizzare movimenti più fluidi , che richiedono meno sforzo . Questa evoluzione del tratto grafico non vale per bambini disgrafici . Secondo Hamstra - Bletz la disgrafia è un disturbo correlato al linguaggio scritto che riguarda le abilità esecutive della scrittura . Essa si concretizza in una prestazione scadente dal punto di vista della grafia in bambini di intelligenza normale, privi di danni neurologici o di handicap motorio . Lurja utilizza il termine di melodia cinetica per indicare l’insieme degli elementi che concorrono a costruire una buona grafia . Vari sono i test utilizzati : ricordiamo i lavori di De Ajuraguerra , Auzias , e dell’italiano Ptrizio Tressoldi . Si valutano alcuni elementi :
    Velocità di scrittura
    La pressione esercitata sul foglio
    Tendenza alla macro , micro grafia
    La discontinuità nel gesto
    La direzionalità
    La riabilitazione della disgrafia , procede attraverso l’allenamento e il perfezionamento del gesto .
    L’obiettivo è in sostanza l’automatizzazione dei due movimenti necessari per lo scrivere :
      i movimenti di iscrizione
      i movimenti di progressione
I primi concorrono alla tracciatura delle singole lettere , mentre i secondi consentono lo scorrimento della penna lungo la linea orizzontale del foglio .

La disortografia


Se la disgrafia compromette la forma del linguaggio scritto, rendendo difficile l’interpretazione ad un lettore dei segni prodotti , la disrtografia interferisce con il contesto stesso del messaggio . Secondo Stella , le cause della produzione di errori ortografici sono le seguenti :
    1) difficoltà ad effettuare una adeguata segmentazione o analisi fonologica,
    2)difficoltà nel mantenere in memoria la sequenza fonologica per poterla tradurre graficamente in modo corretto ;
    3)Difficoltà nel sistema di conversione fonema - grafema ;
    4)Povertà lessicale .
I principali errori ortografici possono esser così classificati :
Un primo orientamento può consistere in un’analisi degli errori fonologici che si attua ricercando le sostituzioni , le omissioni , le aggiunte . Questi errori possono riguardare intere parole , più spesso lettere o gruppi di lettere .
  • errori per somiglianza fonologica ( d - t , )

  • nei digrammi ( foglia - folia )

  • nei dittonghi

  • in posizione preconsonantica ( piangere - piagere )

  • raddoppiamnti consonantici generici ( tela - tella )

  • dopo vocale iniziale ( ora - orra )

Per concludere si può , pensando ad una classificazione più ampia , considerare da una parte gli errori prodotti da una inesatta analisi fonologica dello stimolo, ed errori non fonologici , costituiti cioè da una inesatta rappresentazione ortografica della parola da rappresentare . Decidere ad esempio se per la parola scuola occorre utilizzare la c o la q richiede una competenza differenteda quella fonologica , che non potrebbe essere di per sé di aiuto nella scelta dei grafemi , in quanto omofoni . Un ultima categoria di errori sono quelli di tipo semantico lessicale , nei quali l’elemento utile a decidere come può essere scritta una data parola è il significato della stessa : scrivere la parola perla invece di per - la , se il contesto frasale suggerisce la seconda , costituisce , proprio , un errore di origine semantico lessicale , come ad esempio l’ascia o lascia . Stop.

L’argomento potrebbe ritenersi chiuso, ammesso che non ci siano dubbi su alcuni presupposti di base ; in realtà ogni porta chiusa , si può aprire e poi si scopre che ve n’è un’altra anch’essa chiusa e così via . Ci sono alcune cose che in questa relazione rimangono fuori , un po’ come quando una volta smontata una macchinina e poi rimontata , si scopre con malcelato disappunto che alcuni pezzi ci sono rimasti in mano . Per esempio , qual è il ruolo dell’ambiente , qual è il ruolo che la strutturazione dell’Io gioca nella costruzione del linguaggio . E’ certo , dice e dimostra inequivocabilmente la Bates che uno non impara a parlare , che il linguaggio è una competenza specie specifica che uno ha oppure non ha ; l’ambiente serve ad arricchire il vocabolario o ad impoverirlo , ma non a crearlo. Ritornano le ideologie , alla fredda tecnologia si vuole sempre sostituire il cuore, non so quale è la strada giusta ; ma oggi non ci si può più non confrontare con il nuovo , o ci attrezziamo per dominarlo o ci travolgerà lasciandoci in un mare di ignoranza .